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Chi ha paura del Demonio?

Frame dal film "Legend" di Ridley Scott
Frame dal film "Legend" di Ridley Scott

Frequentando gli spazi dedicati ai praticanti di magia e stregoneria sul web, ci si aspetterebbe di trovare ricettine di dubbio gusto, una morale quantomeno elastica e un senso dell’umorismo che tende al grottesco. Tra tutte le cose, insomma, di cui una strega potrebbe avere paura (il costo delle candele in cera d’api, gli escursionisti che ti sorprendono nei boschi con le pudenda all’aria, i meeting del Popolo della Famiglia…) il Demonio è proprio l’ultima cosa a cui verrebbe da pensare.

Eppure…

 

Sono rimasta davvero sorpresa nel constatare quante persone che sostengono di abbracciare queste pratiche, seguendo tradizioni e percorsi diversi, siano letteralmente ossessionate dall’idea del Maligno che si annida in ogni anfratto, in ogni evento della vita quotidiana che possa anche solo vagamente suggerire una sensazione di inquietudine.

Edward e Alphonse sono proprio dei ragazzacci
Edward e Alphonse sono proprio dei ragazzacci

Un gruppetto di adolescenti disegna un sigillo copiato da Full Metal Alchemist sul muro di una casa abbandonata? Satanismo. Tua cognata ti guarda storto perché le hai finito la Nutella? Maleficio. Hai trovato un calzino sporco sulla soglia di casa? Magia nera, che più nera non si può. 

 

Di fronte a questi segnali oscuri, fioccano sempre i consigli e gli avvertimenti più funerei e sibillini:

 

- “Con certe cose è meglio non avere a che fare…”

- “È sicuramente woodooh/wudù/vdù!!” [che si chiama così perché lo scrivi un po’ come vuoi tu]

- “Non so cosa sia (e quella cacca di piccione a lato sembra un po' una runa e un po’ un po' un esagramma di Salomone), ma è sicuramente terribile!”

- “È un rito satanico”

- “BRUCIALO!!!

 

Alla luce di questo fenomeno, non credo sia un azzardo dire che se il famoso inquisitore Heinrich Kramer tornasse dall’aldilà, alla ricerca di un compagno fidato per le proprie scorribande, sarebbe quantomeno confuso sul da farsi:

 

“Non saprei, cari fondamentalisti cristiani: sicuro, vi date da fare, ma queste streghe da oratorio pare che ve le suonino di brutto sul versante della paranoia. Davvero, non saprei chi scegliere…”.

 

Quando si fanno i primi passi sul percorso, è sicuramente normale portare con sé le paure, i pregiudizi e i condizionamenti che ci sono imposti sin da bambini, per il fatto stesso di essere nati all’interno di questa cultura: si vive un curioso periodo di ambivalenza in cui da un lato sentiamo la parte più autentica di noi sbocciare a ogni incantesimo e a ogni libro letto, mentre dall’altro sentiamo un sottofondo di senso di colpa e di incertezza, quasi come se il cielo potesse caderci sulla testa da un momento all’altro a causa della nostra hybris nel cercare di toccare qualcosa di proibito.

Paul Huson in "Mastering Witchcraft" (uno dei miei libri preferiti) consiglia ai nuovi praticanti di recitare il Padre Nostro al contrario, non per creare aspiranti satinasti da salotto, ma per aiutare a smuovere le paure e il senso del proibito .
Paul Huson in "Mastering Witchcraft" (uno dei miei libri preferiti) consiglia ai nuovi praticanti di recitare il Padre Nostro al contrario, non per creare aspiranti satinasti da salotto, ma per aiutare a smuovere le paure e il senso del proibito .

È normale, dunque, e suscita quasi tenerezza (soprattutto quando si tratta di persone molto giovani), tuttavia questo dovrebbe rappresentare una prima fase del proprio percorso, un guardiano della soglia che va affrontato e compreso.

 

Quando questo terrore continua ad attanagliarci le viscere, è il segnale che c’è qualcosa che non va, che invece di uscire dalle nostre gabbie le abbiamo solo decorate un po' e abbiamo lasciato che la paura rinforzasse ancora di più le sbarre. 

 

Quando abbiamo bisogno che la nostra magia sia rassicurante e di una chiara linea di demarcazione tra “magia bianca” e “magia nera”, ci stiamo raccontando la favola della Strega Bianca.

Se risulta facile capire per quale motivo i nuovi arrivati possano nutrire queste inquietudini, lo è molto meno comprendere perché ci siano persone, anche di età decisamente matura, che si ostinano a spargere il panico ogni volta che vengono toccati questi argomenti. Ci ho pensato a lungo e credo che in parte sia dettato da un meccanismo adolescenziale di ricerca di attenzione, un po' come quando al liceo ci si scambiano i racconti di sedute spiritiche e di esplorazione di case infestate per sentirsi fichi e apparire persone vissute “che hanno visto cose”.


A un livello più profondo, però, si trova probabilmente il desiderio di vedere riaffermati i rigidi confini che ci si è imposti e di mettere a tacere il proprio travaglio interiore per qualche istante, riconfermando a sé stessi e al mondo che si è dalla parte giusta.

Ogni volta, però, che rafforziamo questa narrativa, che nutriamo queste paranoie, non stiamo facendo altro che cedere il nostro potere personale alle nostre paure, dando loro sempre di più la capacità di controllarci. Ogni volta che diciamo “questo è sbagliato”, senza mettere in discussione le nostre idee preconcette e la radice del nostro giudizio, ci stiamo comportando da fedeli che adorano un dogma imposto da altri.

Da cosa si riconosce un vero praticante di magia o di stregoneria?

 

Lo riconosci perché di fronte a uno strano artefatto trovato sulla porta di casa, puoi vedere accendersi nel suo sguardo, prima di ogni altra cosa, la scintilla della curiosità; il desiderio di scomporre il residuo di quell’incantesimo come un orologiaio, per comprenderne il funzionamento. 

Tutto quello che viene fatto, in fondo, si può disfare, modificare, ribaltare… ma una maledizione noiosa e priva di inventiva, è un peccato imperdonabile.

 

Lo riconosci perché quando l’evocazione funziona, anche nel bel mezzo della breve paralisi dettata dal terrore, una parte del suo animo esulta presa dall’esaltazione.

 

Non si può fare magia con il preservativo: se si è troppo affezionati ai propri limiti, se si vuole stare trincerati nel fortino sicuro delle proprie convinzioni… tanto vale lasciar perdere.

E sì, certo, l’immagine cristiana del Diavolo è il risultato del convergere di più figure precristiane, tra cui diverse divinità pagane, ma c’è un motivo se al Sabba veniva una divinità cornuta, sovversiva e lussuriosa, invece di Giove sorridente e con la saetta in mano.

La verità è che, se anche per assurdo volessimo accettare la visione religiosa del cristianesimo o di altri monoteismi di origine abramitica, la pratica della stregoneria sarebbe sempre molto più vicina al Nemico, all’Avversario, piuttosto che a una divinità onnisciente e onnipotente di pura luce.

 

Perché noi saremo sempre quelli che la mela l’hanno voluta mangiare e che preferiscono “il paradiso per il clima e l’inferno per la compagnia”.

Giove al Sabba: una noia mortale.
Giove al Sabba: una noia mortale.

Ha senso temere il Maligno quando le multinazionali testano i farmaci sui bambini poveri? Quando in molti negano la Shoah? Quando i governi riducono le popolazioni indigene alla fame e alla malattia? Quando il business dello sfruttamento sessuale minorile è sempre più florido?

Suvvia, gli essere umani riescono benissimo da soli a fare schifo: lasciamolo in pace, questo povero Diavolo.

 

Giulia Turolla, 2/2/2020