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Mani tese nelle Tenebre

Photo by Benoit Courti (dettaglio)
Photo by Benoit Courti (dettaglio)

Uno degli aspetti più tossici della cultura in cui viviamo, è la costante spinta a presentare solo il meglio di sé. La compulsione a vendere noi stessi, come fossimo un prodotto, e a trasformare le nostre interazioni con gli altri in un continuo flusso pubblicitario.

Dobbiamo sorridere, mostrare al mondo il nostro successo, incantare il prossimo con la nostra attitudine positiva, suscitare invidia e ammirazione.

Se ci si muove nel cosiddetto “mondo magico”, le regole del gioco cambiano, ma è solo cosmetica di superficie. Essenzialmente abbiamo due scelte: possiamo essere il guru spirituale senza macchia (ma con tanti filtri photoshop), oppure una creatura dell’Oscurità (quella vera, con la  “O” maiuscola).

 

In quanto guru spirituali dobbiamo essere sempre aperti alla vita, colmi di saggezza, serafici: il dolore e le brutture di questo mondo non ci toccano, perché noi siamo sempre oltre [di questo fenomeno ho già parlato in questo articolo].

Se non troviamo il ruolo della Santa Maria Goretti pagana di nostro gusto, possiamo trovare soddisfazione nell’indossare la maschera della creatura dell’Oscurità.

Questa sono io in versione Santa Maria Goretti pagana. Momenti da dimenticare.
Questa sono io in versione Santa Maria Goretti pagana. Momenti da dimenticare.

La creatura dell’Oscurità non ha bisogno di sorridere o di cercare di piacere, perché è POTENTE. Allude costantemente ai propri incredibili poteri cosmici, ma fingerà di non volerne parlare (quando, in realtà, non vede l’ora che qualcuno le chieda di dissertarne in lungo e in largo), maledire uno sconosciuto sui social tramite messaggio privato le causa un rilascio di endorfine paragonabile a una notte di passione con Jason Momoa e costruisce la propria identità sull’essere più autentica, più hardcore, più qualcosa degli “altri”. Chi siano questi altri non è ben precisato, la loro identità varia a seconda dei momenti: quello che deve essere chiaro è che sono inferiori e che la creatura dell’Oscurità li odia. Li odia perché diventano il pupazzo di paglia su cui riversare tutta la frustrazione di una vita spesso insoddisfacente e infelice.

Una creatura dell'Oscurità, colta all'apice della sua maestosità.
Una creatura dell'Oscurità, colta all'apice della sua maestosità.

Queste due facce della medaglia possono sembrare opposte, ma sono in realtà estremamente vicine tra loro. Quello che le accomuna, in particolar modo, è il non lasciare spazio al dubbio, alla debolezza; il non lasciare neanche uno spiraglio di fragilità.

 

Quello che nessuno ti dice, quando già nell’infanzia ti lasci affascinare dal mondo tremulo e evanescente della magia, è che il percorso di una strega non è una processione regolare e ascendente, ma una danza folle e ubriaca tra la più inebriante esaltazione e la disperazione più assoluta.

 

Quello di cui nessuno ti parla, sono le notti buie dell’anima. Quei momenti che ti assalgono all’improvviso, come una marea nera, portando via ogni cosa.

 

Non esistono certezze sul sentiero della magia. Non esistono fortezze eterne, né muri invalicabili.

Puoi gioire delle visioni più incredibili e sentire fin nel profondo delle ossa l’intima connessione con ogni cosa, con ogni soffio di vento e granello di polvere.

Puoi vedere le divinità. Toccarle. Sentire il loro sapore sulla lingua.

Puoi godere della sfrenata sensualità della materia, sentire l’eterna risata sospesa nel cosmo.

 

E, nonostante tutto questo, puoi svegliarti il giorno dopo in un mondo crudele e privo di senso.

Photo by Sophie Jones (dettaglio)
Photo by Sophie Jones (dettaglio)

Le notti oscure dell’anima ci assalgono quando meno ce lo aspettiamo e ci trascinano nelle profondità. In un luogo buio e disperato, dove quello che facciamo non ha alcun significato. Nessuna importanza.

In un luogo spietato, dove i capricci di entità a noi incomprensibili e del destino, giocano con le nostre vite con una determinazione che è sorda ad ogni nostra richiesta.

 

Ed è proprio in questi momenti, quando ci sentiamo frantumati in mille pezzi e vorremmo solo urlare la nostra rabbia o chiuderci in un bozzolo grigio, che gli spiriti accanto a noi ci tendono la mano.

 

Ci commuovono con il loro abbraccio, ci ricordano che viviamo in loro e che loro vivono in noi: ci mostrano che nella scintilla di vita che ci unisce tutti, si nasconde una speranza che non muore mai. È quando arranchiamo nell’incertezza e nel dolore che gli spiriti ci mostrano il vero potere.

Perché il potere non si nasconde nell’autocompiacimento di chi costruisce un luogo sicuro, sia esso adornato di teschi o di farfalle luccicanti, per nascondersi dalle proprie paure. Il potere può scorrere e vivere solo in chi lascia, con coraggio e un pizzico di follia, che dentro di sé si incontrino e si fondano i regni più luminosi e quelli più bui: la rivelazione e il dubbio lacerante.

 

Una strega è il risultato delle mani degli spiriti che la raccolgono dal fondo buio della sua disperazione, dei sussurri che rompono il silenzio angoscioso dell’esistenza e delle visioni che la riportano, sanguinante e spezzata, a cavalcare la vita tra i mondi.

Giulia Turolla, 17/07/2019