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Il Cavallo di Troia del Sacro Femminile

“Lucrezia è una Sacerdotessa sacra. Il suo corpo è il tempio della Dea e la sorgente del suo potere sta nel creare la vita e nel dono dell’accoglienza.

Con saggezza riconosce il proprio ruolo nella sacra alchimia e guida il proprio compagno verso la scoperta del divino nella natura. La sua Yoni è la porta attraverso cui il sacro fluisce: la via per il sentiero autentico che conduce all’unione del tutto.

Il suo compagno usa la propria forza per proteggerla: pone la sua spada al suo servizio e al servizio della Dea.”

Lucrezia, Sacerdotessa Romance
Lucrezia, Sacerdotessa Romance

 È una bella storia, non è vero?

 

Ci fa pensare a una donna colma di potere, che indossa abiti fluenti accarezzati dalla brezza e i cui incanti vengono trasportati dal vento: una creatura speciale.

Come una dama fatata si muove nel mondo, sfiorando appena la terra con i piedi, mentre il braccio forte del suo consorte le spiana la strada e la protegge da ogni pericolo. Sembra una fiaba.

 

 

Ora proviamo con questa:

“Cristina è un Angelo del Focolare. Il suo corpo è al servizio di Dio ed ella Lo glorifica generando figli all’interno del sacro vincolo del matrimonio.

Con saggezza riconosce il proprio ruolo nell’ordine naturale voluto da Dio e la sua bontà, la soavità della sua sottomissione al marito avvicinano entrambi a Dio e li colmano di gloria divina.

Suo marito ha il compito di proteggerla: lui è la guida della famiglia, per il bene di tutti e in accordo ai piani divini.”

Cristina, Angelo del Focolare
Cristina, Angelo del Focolare

Genera dei sentimenti completamente diversi, no?

 

Davanti ai nostri occhi vediamo una povera sguattera medievale, sotto il controllo del marito e oppressa da una cultura patriarcale che riconosce il suo valore solo come produttrice di figli e domestica non retribuita.

 

Proviamo compassione e un’ombra di irritazione verso Cristina, vorremmo chiederle cosa aspetta ad aprire gli occhi e a vedere l’inganno che è stato perpetrato ai suoi danni. Vorremo darle un amichevole calcio nel sedere, per allontanarla, una volta per tutte, da quel dannato focolare.

La realtà è che Lucrezia e Cristina potrebbero benissimo essere la stessa persona.

 

Le loro visioni del mondo e degli equilibri all’interno di una coppia, non sono poi così dissimili: entrambe riconoscono nella loro fertilità il loro principale valore agli occhi del divino; entrambe accettano con gioia di rendersi passive e “accoglienti” per armonizzarsi a quella che percepiscono come una legge di natura; entrambe credono che solo ricoprendo un ruolo specifico, determinato dal loro genere sessuale, potranno avvicinarsi al divino.

 

La realtà è che Lucrezia e Cristina SONO la stessa persona. Si sono solo fatte abbindolare da due retoriche differenti.

 

Ciascuna probabilmente giudica e irride l’altra, ma se si spogliassero delle romantiche vesti da sacerdotessa e dei panni da mite devota; se lasciassero cadere a terra i nomi delle divinità e i versetti dei libri sacri; se si incontrassero nude in una stanza vuota, si vedrebbero riflesse l’una nello specchio dell’altra.

Abbiamo assistito con gioia al risveglio del sacro femminile in questi ultimi 50 anni e molte di noi hanno anche dato, e continuano a dare, il loro contributo.

 

Abbiamo intrecciato orgogliosamente le mani con il movimento femminista per gridare che il nostro corpo non è proprietà, né strumento di perdizione, e nemmeno incubatrice.

 

Abbiamo rivendicato il diritto a rompere stereotipi creati solo per controllarci: il diritto ad essere donne in milioni di modi diversi.

 

Abbiamo riletto la storia e scoperto che un altro modo di organizzare la società è possibile.

 

In questo processo, come è normale, abbiamo inciampato, alle volte abbiamo ecceduto o abbiamo creato, dal nulla o quasi, nuovi miti per sostituire quelli vecchi. E, da un certo punto di vista, va bene così: fa parte del processo.

"The Alchemical Wedding", Emily Balivet (dettaglio)
"The Alchemical Wedding", Emily Balivet (dettaglio)

Come tutto nel mondo consumista, anche la spiritualità ha le sue mode, e non è difficile accorgersi che stiamo importando, ancora una volta, l’ultima tendenza da oltreoceano: la sessualità nella coppia sacra, declinata in tutte le varianti del caso.

Di per sé questo non è certo un male: le mode, pur essendo fenomeni passeggeri, portano ad approfondire argomenti e aspetti sotto una luce diversa e spesso, dopo che le manifestazioni più effimere sono scomparse, quello che resta è un contributo autentico e significativo. E certamente c’è tanto di importante da fare e da esplorare, quando si parla di sessualità sacra.

 

Quello che inquieta è vedere come stereotipi e dinamiche tipiche della peggiore cultura patriarcale stiano riemergendo, dopo un superficiale lavoro di cosmetica, come qualcosa di nuovo, di fresco, di ispirante.

 

Per convincere Cristina a restare al suo posto servivano il paternalismo dei suoi superiori e la minaccia dell’inferno. 

Per convincere Lucrezia bisogna raccontarle la favola che è speciale, che solo lei può portare l’uomo al divino[1], tramite l’accettazione del suo ruolo naturale. Bisogna solleticare la sua vanità e il suo infantilismo. Tutto per non farle vedere che quello che si cela dentro al pacchetto, proprio sul fondo, è lo schifo di sempre.



[1]Come se il maschile non potesse fare un percorso verso il divino che non passi attraverso una vagina. Come se avere utero e ovaie ci trasformasse magicamente nel Popolo Eletto.

Lucrezia, opportunamente addomesticata, mantiene il suo fascino ultraterreno.
Lucrezia, opportunamente addomesticata, mantiene il suo fascino ultraterreno.

Basta così poco per fregarci, dopo tutti questi anni di lotte?

Basta così poco per mandare alle ortiche gli sforzi e i sacrifici delle nostre antenate?

 

Il femminile sacro è accoglienza e dono della vita, ma è anche Sekhmet e la sua insaziabile sete di sangue. 

 

È Kali, che rischia di distruggere il mondo con la sua danza.

 

È Artemide, che fa sbranare Atteone dai sui cani, perché ha osato guardarla con lussuria.

 

È Amaterasu, che insegna la civiltà agli umani e li protegge con i suoi raggi luminosi.

 

C’è un cuore di tenebra nel movimento del sacro femminile e ha un nome che conosciamo molto bene, da migliaia di anni.

 

Facciamo attenzione ai sentieri che stiamo imboccando, perché trovarsi nuovamente incatenate al focolare e ridotte a uteri con le gambe non è il futuro che vogliamo per le nostre figlie: anche se viene avvolto di vesti leggiadre e ricoperto di brillantini sacri.

Giulia Turolla, 24/05/2019

Credits: copertina di "Crown of Crystal Flame" di C.L. Wilson; frame dal telefilm "Downton Abbey"