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Lo Sciamanismo in Europa

Prima di iniziare il nostro viaggio nello sciamanismo Europeo, è necessario fare una riflessione iniziale sul significato e sulla storia della parola “Sciamanismo”.

 

Questo termine è giunto alla ribalta negli anni ’70 con gli studi di Mircea Eliade, e (soprattutto negli ultimi anni, che hanno visto una vera e propria esplosione di interesse verso tutto ciò che viene definito, propriamente o impropriamente, come “sciamanico”), viene frequentemente utilizzato per descrivere situazioni e concetti diversi tra loro, generando non poca confusione. Cerchiamo, quindi, di fare un po' di chiarezza e, proprio come un esploratore che si accinge ad affrontare luoghi sconosciuti, prepariamo il necessario per il nostro viaggio, liberandoci anche di tutto ciò che è superfluo, o di intralcio.

Oggi come oggi, il termine “Sciamanismo” (con i suoi derivati sciamano, sciamanico ecc..) viene utilizzato sostanzialmente per indicare tre cose diverse tra loro:

1) Alcune tradizioni tipiche delle popolazioni tunguse (un gruppo etnico che abita la Siberia, Mongolia e Cina settentrionale), da cui il termine stesso “sciamano” ha origine: esso compare infatti per la prima volta in occidente grazie a Ysbrandts Ides e Adam Brant che, tra il 1692 e il 1695, accompagnarono un’ambasciata russa mandata da Pietro il Grande in Cina. 

2) Un insieme di elementi, idee, tecniche e rappresentazioni, presenti a livello trans-culturale, indipendentemente da tempo e spazio, indicate in campo antropologico come sciamanismo. Gli elementi considerati come maggiormente rappresentativi e ricorrenti sono viaggio dell’anima in uno stato di coscienza non-ordinario allo scopo di comunicare e interagire con entità spirituali; forme iniziatiche e/o la presenza di speciali segni (visibili fin dalla nascita, o manifesti nel corso della vita) che identificano un individuo come sciamano; la presenza di forme di metamorfosi animale;  la comunicazione con i defunti e l’accompagnamento delle loro anime nel percorso pre e post mortem; il combattimento, in stato di trance, con entità ostili; la presenza di straordinarie capacità di guarigione e la capacità di comunicare e, in una certa misura, di influenzare, il mondo naturale.


3) Tutto l’insieme di quei fenomeni neo-sciamanici contemporanei, che, per quanto riguarda la cultura occidentale, hanno come punti di riferimento principali il Core Shamanism di Michael Harner e le opere di Carlos Castaneda.
Il Core Shamanism è un concetto sviluppato da Michael Harner (che ci ha lasciati pochi mesi fa e di cui onoriamo la memoria), che identifica un insieme di pratiche che raccolgono quelli che vengono riconosciuti come gli elementi comuni e trans-culturali dello sciamanismo. La FSS (Fondazione Studi Sciamanici) fondata da Harner, ha da subito posto particolare attenzione nell’evitare forme di appropriazione culturale nei confronti delle popolazioni native ed è molto chiara nel definire le persone che mettono in pratica i loro insegnamenti come “praticanti di sciamanismo” e non come Sciamani.
Carlos Castaneda ha goduto di grandissima fama negli anni ’70, anche a causa dell’enfasi data all’utilizzo di sostanze psicostrope, aspetto che, all’epoca della Beat Generation, risultava più attuale che mai.

Nonostante sia ormai noto che molte delle esperienze descritte da Castaneda dei suoi libri non costituiscano eventi realmente avvenuti e, pur riconoscendo la presenza di ombre riguardanti dinamiche settarie e manipolatorie da parte di Castaneda stesso e dei suoi adepti più vicini, gli insegnamenti e la visione generale contenuta nei suoi libri, continuano ad ispirare moltissimi praticanti.


Quando parlo di sciamanismo europeo, questo va interpretato a partire dal secondo dei tre significati appena elencati: uso quindi il termine sciamanico così come viene utilizzato nel campo degli studi antropologici, senza fare riferimento a una cultura e a una tradizione specifica.
Parlando di sciamanismo non faccio nemmeno riferimento a una ipotetica religione originaria comune: questa è una teoria, ormai un po' datata, secondo cui lo sciamanismo sarebbe stata la prima forma religiosa concepita dall’uomo; faceva parte di una prospettiva che ora definiamo evoluzionistica in cui il cammino dell’umanità era visto come una progressione da forme più semplici e primitive a forme e strutture gradualmente più complesse e evolute. In parte è sicuramente vero che lo sciamanismo ha una storia antichissima e che le tecniche sciamaniche tendono ad accompagnarsi a un approccio animista, tuttavia, studiando le forme sciamaniche presenti in culture diverse, ci si è resi conto di come le tecniche e gli elementi sciamanici si accompagnino a visioni molto diverse tra loro (anche il focus cambia: guarigione, sessualità, aggressione/difesa ecc...) e che la stessa prospettiva animista può emergere ed essere presente anche all’interno di strutture religiose complesse e stratificate.
 

È importante anche sottolineare il fatto che, se sperimentare stati non ordinari di coscienza è un’esperienza comune a tutti gli essere umani (e a numerose altre specie animali), il significato che viene attribuito a queste esperienze non è universale, ed è proprio questo ad assumere particolare rilevanza nel determinare se specifiche tradizioni o singoli elementi possano considerarsi o meno come inseriti all’interno di una prospettiva sciamanica: basti pensare, ad esempio, al diverso valore attribuito ai sogni da cultura a cultura.

Quindi, mettiamo ora da parte questa premessa (magari un po' noiosa, ma necessaria), e immergiamoci in un rapido viaggio nelle testimonianze archeologiche e storiche dello sciamanismo europeo.

Partiamo da lontano, dal periodo Aurignaziano (47000-35000 BCE), una fase del paleolitico superiore, e ci troviamo nel sud della Germania, nella caverna di Vogelherd. Qui sono state trovate delle statuette, considerate come la prima testimonianza di espressione artistica dell’Europa centrale, che raffigurano figure animali e antropomorfe (ovvero di forma umana o simil-umana). 
Cosa le rende particolarmente interessanti?

Gli animali raffigurati sono solo grossi mammiferi terrestri (felini, orsi, mammuth, bovini, equini, e, forse, un rinoceronte) e rappresentano, quindi, solo una parte selezionata degli animali presenti, il che indica una scelta intenzionale e motivata. Questa lettura viene rafforzata dal fatto che gli animali non vengono rappresentati in posizioni naturali o di riposo, ma in pose di aggressione, di allarme o di corteggiamento: atteggiamenti che ne sottolineano le caratteristiche di forza e potenza che, presumibilmente, gli utilizzatori delle statuette volevano attirare su di sé (come indicato, tra l’altro, da una straordinaria rappresentazione di una figura umana con testa e zampe leonine).
Sulle statuette di Vogelherd troviamo anche decorazioni geometriche prive di uno scopo di resa naturalistica (che non indicano, dunque, il pelo o altre caratteristiche fisiche), ma che potrebbero riprodurre i pattern visibili tramite l’utilizzo di sostanze psicotrope. 

Queste statuette ci parlano di un rapporto con gli animali che va al di là di una loro utilità, una relazione caratterizzata da fiducia, eguaglianza, rispetto e indipendenza: un tipo di approccio riscontrabile anche nei grandi esempi di arte rupestre del Paleolitico: Lascaux e Trois Frères in Francia, ma anche Altamira in Spagna.

 

Da questo punto di vista, allora, non deve stupire che ancora nell’alto medioevo (700-800) la cremazione dei defunti comprendesse anche la cremazione di corpi animali interi (di solito cavalli) i cui resti venivano raccolti con cura e deposti assieme a quelli del defunto. Questa pratica è sorprendentemente simile a quella in uso in diverse popolazioni siberiane, in cui un cavallo (o una renna) viene sepolto con il defunto allo scopo di guidarlo e accompagnarlo nell’Aldilà. Anche nella cultura norrena troviamo descrizione di processi simili: nell’Edda si racconta di come il cavallo di Baldr venga sacrificato sulla sua pira funebre, e Sleipnir stesso, il cavallo a otto zampe di Odino, potrebbe essere, in questo senso, la rappresentazione dell’animale sciamanico per antonomasia.

Facciamo ora un salto spaziale e temporale, e spostiamoci nel periodo Neolitico (VI-III millennio) nel nord ovest della Britannia.
Le tombe a corridoio britanniche sono strutture composte da uno stretto corridoio, che conduce a una camera sotterranea dove sono stati rinvenuti i resti di defunti. Studi recenti si sono concentrati sulle proprietà acustiche di queste strutture, suggerendo che il loro uso non fosse limitato allo scopo funerario, ma comprendesse anche esperienze rituali estatiche. Esperimenti condotti all’interno della camera sotterranea hanno dimostrato come la ripetizione di suono, riflesso dalle pareti di pietra, generi delle onde stazionarie: questo significa che i suoni possono essere percepiti come distaccati dalla loro sorgente, il che causa l’effetto, fortemente straniante, di rumori in movimento o che provengono da più parti contemporaneamente, di voci che paiono uscire dal corpo di altre persone o dalle pareti stesse. 
Nonostante la presenza di una figura assimilabile allo/a sciamano/a non sia, ad oggi, dimostrata, è innegabile che eventi complessi di questo tipo, necessitassero di una guida con l’esperienza e le conoscenze necessarie al raggiungimento dello scopo rituale. 

L’utilizzo del suono come metodo per alterare la coscienza, non era certo sconosciuto nella cultura greco-romana, in cui troviamo le orge dionisiache con i tamburi delle Baccanti e i timpani della dea Cibele, in una commistione di estasi, misticismo e violenza che, ora come allora, repellono ed affascinano allo stesso tempo.
Caratteristiche tipiche dello sciamanismo si trovano d’altronde in molte figure che appartengono alla tradizione Orfica e a quella Pitagorica (come Orfeo, Trofonio, Aristeas di Proconesius, Epimenide di Cnosso, Pitagora di Samo ed Empedocle di Acragas), le cui vite, nei resoconti antichi, presentano degli elementi ricorrenti, che comprendono la capacità di distaccare temporaneamente le proprie anime dal corpo e andare in viaggi di scoperta o di reincarnarle a piacimento; la possibilità di mettere la propria vita “in pausa” o di bilocarsi (essere presenti in due luoghi contemporaneamente); la presenza di lunghi ritiri in caverne o camere sotterranee; la divinazione e il controllo degli elementi e l’allontanamento di pestilenze e calamità.

Muovendoci ancora più in avanti, arriviamo al medioevo dell’inquisizione e della caccia alle streghe. Sul rapporto tra il sabba stregonesco e lo sciamanismo, ha scritto molto, e bene, lo storico Carlo Ginzburg, che nella sua opera “Storia notturna” identifica nella simbologia del sabba quello che chiama un “sottofondo sciamanico”. In effetti, è sufficiente leggere le testimonianze contenute nei processi per stregoneria, per rendersi subito conto che sono presenti molti degli elementi forti che caratterizzano lo sciamanismo, come:

 

-    La nascita speciale che contraddistingue la strega

-   Il viaggio in spirito verso il luogo del sabba

-   La presenza di sostanze psicotrope (contenute nei cosiddetti “unguenti del sabba”)

-   La metamorfosi animale (molte streghe arrivano al sabba cavalcando un animale o tramutandosi in esso)

-   La comunicazione con i defunti

-   Il combattimento, in uno stato di trance, con entità ostili 

 

Gradualmente le testimonianze si appiattiscono sulle tinte fosche imposte dalle fantasie contorte e tormentate degli inquisitori, tramite l’utilizzo sapiente della tortura fisica e psicologica, e l’ombra del maligno diventa tanto grande da sovrastare ogni altra cosa, il che attribuisce ancora più risalto e valore a quelle dichiarazioni e a quei racconti che ci restituiscono l’immagine di un sabba che non si esaurisce nel grottesco rovesciamento delle cerimonie sacre cristiane, ma sembra riportare alla pienezza e alla sacralità dell’esperienza estatica e al contatto diretto con la dimensione spirituale.

 

A questo proposito, è molto interessante osservare come, anche al giorno d’oggi, alcuni elementi che possono richiamare lo sciamanismo siano presenti in fenomeni come il Tarantismo, ma anche nella pratica nostrana delle segnature.

Proprio in provincia di Modena, infatti, abbiamo testimonianza di come il percuotere ripetutamente una padella di rame faccia parte della pratica rituale di alcune di queste segnatrici, insieme ad altri elementi che ricorrono, ancora una volta (la nascita speciale, le capacità taumaturgiche ecc..).

Illustrazione di Hayley Jones
Illustrazione di Hayley Jones

Ed è proprio con una delle formule di queste guaritrici che vorrei concludere questo viaggio, perché credo racchiuda in sé non solo quella meravigliosa ricchezza di simbolismo sacro delle tradizioni indigene europee, ma anche la profonda consapevolezza di un legame sacro che ci unisce agli altri esseri viventi presenti con noi, su questa terra.

Lévra Lévra, ch’at pàsa la févra la lévra la vola, la torna piò sola ed là da la loùna la lévra la vola”
“Lepre lepre, che ti passa la febbre, la lepre vola torna più sola, di là dalla luna, la lepre vola”[1]


La segnatrice, in questo caso, chiama lo spirito della Lepre perché porti via con sé la febbre che affligge il proprio cliente, e la conduca lontano, lontano…al di là della Luna. Anche tenendo conto di tutte le differenze e le caratteristiche specifiche di ciascuna cultura, è innegabile che vi è molto di sciamanico in una procedura di guarigione di questo tipo.

Mettendo per un attimo a tacere la, pur necessaria, analisi accademica, di fronte a queste parole viene spontaneo pensare che l’animismo e lo sciamanismo non siano affatto morti nelle nostre terre, ma che si stendano languidi nella parte più buia, essenziale e profonda di ciò che significa essere umani.

 



[1]Da F.Benozzo, “Lepri che volano, carri miracolosi, padelle come tamburi: una tradizione etnolinguistica preistorica in area emiliana”


(Articolo comparso nel numero di Agosto 2018 della rivista "Sirio")